From The sparrow, by Mary Doria Russell
The city gave its name to the power of patience - Romanità. Romanità excludes emotion, hurry, doubt. Romanità waits, sees the moment and moves ruthlessly when the time is right. Romanità rests on an absolute conviction of ultimate success and arises from a single principle, Cunctando regitur mundus: Waiting, one conquers all.
So, even after sixty years, Vincenzo Giuliani felt no sense of impatience with his inability to understand Emilio Sandoz, only a sense of how satisfying it would be when the wait paid off.
Pag 8
The house became his cave - a home where a Jesuit was welcome and relaxed and off-duty, where he could soak up energy instead of being drained of it. It was the first real home Emilio Sandoz had ever had.
Pag 34
I know this will sound glib, but don't pretend you aren't feeling what you feel. That's how things slide into hell. Feelings are facts. Look straight at them and deal with them. Work it through, as honestly as you can. If God is anything like a middle-class white chick from the suburbs, which I admit is a long shot, it's what you do about what you feel that matters. Maybe God will love you more if you come back to Him with your whole heart later.
Pag 38
martedì 10 ottobre 2017
The sparrow, by Mary Doria Russell
giovedì 21 settembre 2017
Il canto del popolo ebraico massacrato, di Yitzhak Katzenelson
Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Giuntina, Firenze 1995
Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33
Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49
I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55
La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57
Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63
Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81
Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109
Giuntina, Firenze 1995
Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33
Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49
I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55
La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57
Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63
Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81
Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109
mercoledì 20 settembre 2017
Il canto del popolo ebraico massacrato, di Yitzhak Katzenelson
Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Giuntina, Firenze 1995
Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33
Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49
I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55
La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57
Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63
Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81
Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109
Giuntina, Firenze 1995
Non ci sono più! E non torneranno più su questa terra!
Me li sono inventati. Sì, sto seduto e me li invento.
Solo le loro sofferenze sono vere. Solo il loro dolore
di massacrati è vero, immane...
Pag 33
Raccontate... io so soltanto l'inizio...e l'inizio non è tutto - vorrei
che mi diceste la fine...o forse il mio pianto vi disturba?
Parlatemi della fine, raccontate, e io ascoltero', io piangerò in silenzio...
Raccontate - io sono una pietra corrosa, le mie lacrime acqua che sgorga da una roccia.
Pag 49
I primi ad essere ammazzati sono stati i bambini, gli orfani,
quanto di meglio ci sia al mondo, quanto di più bello possieda l'oscura terra!
Quegli orfani sarebbero stati la nostra consolazione,
da quei visi tristi e muti sarebbe arrivata la luce del giorno!
Pag 55
La tristezza rimane, penetra nel mondo, nella vita, e lascia una traccia profonda.
La tristezza ebraica fa riflettere, sveglia, apre gli occhi.
È come una Torah per il mondo, come una profezia, uno scritto sacro -
Non piangere...Ottanta milioni di assassini per la tristezza di una bambina ebrea.
Pag 57
Non dare consigli a nessuno, né al tuo vicino né ai parenti
che disperatamente ti supplicano con gli occhi come schiavi, come schiavi
che chiedono pietà: che fare? Anche se tu fossi Dio -
non dire niente. Niente! Tutto ciò che puoi dire è male.
Pag 63
Siete rimasti a guardare quando hanno portato a morire i figli del mio popolo,
per mare, sui treni, a piedi, al chiaro del giorno e al buio della notte.
Milioni di bambini hanno teso le mani verso di voi prima di venire massacrati,
milioni di nobili madri, di padri - nulla ha fatto tremare il vostro impassibile azzurro.
Pag 81
Non ci fu scampo: li hanno scovati tutti, li hanno trovati
nelle cantine più profonde di via Mila, nascosti nelle soffitte, negli armadi, nelle immondizie,
dappertutto. Via Mila era piena di noi. E siamo rimasti così pochi!
Ci hanno uccisi sul posto o ci hanno portati alla morte per strade deserte.
Pag 109
Primo Levi in Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Anche Katzenelson, come la maggior parte degli scrittori, dei musici e dei teatranti yiddish, è poeta popolare: ma scaturisce e trae alimento da un popolo che è unico in Europa e nel mondo, un popolo in cui la cultura non è privilegio di una classe o di una casta, ma è di tutti e in cui il Libro ha sostituito la Natura in quanto fonte per eccellenza di ogni intuizione mistica, filosofica o poetica. Perciò non stupisce di ritrovare nel disperato e talora grezzo lamento di Katzenelson l'eco di parole eterne, la continuità e l'eredità legittime di Ezechiele, di Isaia, di Geremia e di Giobbe; né stupisce che egli stesso ne sia fiero e conscio: "...in ogni ebreo grida un Geremia, un Giobbe disperato". (...) ...alle domande del Giobbe moderno nessuno risponde, nessuna voce esce dal turbine. Non c'è più un Dio nel grembo dei cieli " nulli e vuoti", che assistono impassibili al compiersi del massacro insensato, alla fine del popolo creatore di Dio.
Primo Levi, dall'Introduzione a Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
Primo Levi, dall'Introduzione a Yitzhak Katzenelson, Il canto del popolo ebraico massacrato
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ebraismo,
Primo Levi,
Yitzhak Katzenelson
martedì 8 agosto 2017
Some small place of enchantment

“I do not understand how anyone can live without some small place of enchantment to turn to.”
― Marjorie Kinnan Rawlings
lunedì 24 luglio 2017
Walden, o Vita nei boschi, di Henry David Thoreau
Ho aspettato forse troppo a leggere questo libro. Avrei dovuto tanti anni fa, dopo aver visto L'attimo fuggente. Invece l'ho letto qualche anno dopo aver visto Intorno the wild. E così la carica utopistica mi ha lasciata un po' perplessa, il resoconto di coltivazioni, caccia e vita sul lago mi ha un po' annoiata, ma in compenso ho apprezzato lo spirito ecumenico di saggezza, i richiami evangelici, i passi di profondo valore letterario e umano. E ho trovato tutte le citazioni sentite nei film di cui sopra, e qualche altra.
E mi sono ricordata di alcune mie idee, che forse non sono così strane e impopolari come temo: il valore positivo della povertà vissuta in un certo modo, con autocoscienza e responsabilità, quindi il valore di avere di meno; il libero cammino dell'uomo sulla terra; il ritmo personale della propria lecita lentezza; l'importanza dello sguardo e dell'attenzione a ciò che sempre è disteso attorno e davanti a noi a guidare...
Solo quando ci siamo perduti - in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo - cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l'infinita ampiezza delle nostre relazioni.
P 235
Noi abbiamo bisogno del tonico di ciò che è selvaggio - talvolta di guardare le paludi dove il tarabuso e la gallina dei prati si appiattano, e di udire il canto del beccaccino...Nello stesso tempo che sinceramente desideriamo esplorare e imparare ogni cosa, noi chiediamo che queste siano misteriose e in esplorabili, che terra e mare siano infinitamente selvaggi, non sorvegliati né sondati da noi, perché impenetrabili. Non possiamo mai avere abbastanza dalla Natura. Dobbiamo essere rinfrescati alla vista di un vigore inesauribile, e di fattezze vaste e titaniche: la costa del mare con i suoi naufragi, i boschi selvaggi con i loro alberi vivi e marcentisi, la nube carica di tuono...
Pag 384
...Noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (...) L'universo è più vasto di quello che noi vediamo.
Tuttavia, dovremmo guardare più spesso oltre la ringhiera di poppa della nostra nave, come passeggeri curiosi, e bon fare il viaggio come stupidi marinai, intenti a preparare la stoppa. (...)
...io credo che sarebbe un passatempo assai più nobile se andassimo a caccia di noi stessi.
"Volgi il tuo occhio all'interno, e scoprirai
Migliaia di regioni, nel tuo cuore,
Vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto
In cosmografia interiore".
(...)...siate dei Colombo per interi, nuovi continenti e nuovi mondi dentro di voi, aprendo nuovi canali, non di commercio ma di pensiero.
Pag 388
...obbedire al precetto del vecchio filosofo: " Esplorate voi stessi". A metterlo in pratica occorrono vista buona e nervi saldi.
Pag 390
Imparai questo, almeno, dal mio esperimento: che se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni, e cerca di vivere la vita che s'è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. Si lascerà qualcosa alle spalle, passerà un confine invisibile; leggi nuove, universali e più libere cominceranno a stabilirsi dentro e intorno a lui; oppure le leggi vecchie saranno estese interpretate in suo favore in senso più ampio. Così egli vivrà con la licenza di un più alto ordine di esseri. In proporzione a quanto egli semplifica la sua vita, le leggi dell'universo gli appariranno meno complesse, e la solitudine non sarà tale, né la povertà sarà povertà, né la debolezza debolezza. Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non deve andare perduto; è quello il luogo in cui devono essere. Ora il vostro compito è di costruire a quei castelli le fondamenta.
Pag 391
Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. Non occorre che egli maturi nello stesso tempo di un melo o di una quercia. Potrà forse cambiare in estate la sua primavera?
Pag 393
Per quanto misera sia la vostra vita, affrontatela e vivetela; non evitatela, né insultatela. Essa non è cattiva come voi. Sembra poverissima quando voi siete ricchissimi. Un brontolone troverà qualcosa che non va persino in paradiso. Amate la vostra vita, per quanto povera essa sia!
Pag 395-396
Coltivate la povertà come l'erba aromatica di un giardino, come la salvia. Non preoccupatevi troppo per ottenere cose nuove, siano esse abiti o amici. Rivoltateli; e ritornate a loro. Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. Vendete i vostri vestiti e conservate i vostri pensieri, Dio vedrà che non vi manchi la compagnia.
Pag 396
Inoltre, se la povertà restringe la vostra sfera di vita, se per esempio non potete comperarvi libri o giornali, siete solo confinati alle esperienze più significative e vitali(...). La vita più dolce è quella intima. Non dovete essere frivoli. Nessun uomo si perde mai su unlivello più basso, se la sua magnanimità è su un livello più alto. La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre denaro.
Pag 397
E mi sono ricordata di alcune mie idee, che forse non sono così strane e impopolari come temo: il valore positivo della povertà vissuta in un certo modo, con autocoscienza e responsabilità, quindi il valore di avere di meno; il libero cammino dell'uomo sulla terra; il ritmo personale della propria lecita lentezza; l'importanza dello sguardo e dell'attenzione a ciò che sempre è disteso attorno e davanti a noi a guidare...
Solo quando ci siamo perduti - in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo - cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l'infinita ampiezza delle nostre relazioni.
P 235
Noi abbiamo bisogno del tonico di ciò che è selvaggio - talvolta di guardare le paludi dove il tarabuso e la gallina dei prati si appiattano, e di udire il canto del beccaccino...Nello stesso tempo che sinceramente desideriamo esplorare e imparare ogni cosa, noi chiediamo che queste siano misteriose e in esplorabili, che terra e mare siano infinitamente selvaggi, non sorvegliati né sondati da noi, perché impenetrabili. Non possiamo mai avere abbastanza dalla Natura. Dobbiamo essere rinfrescati alla vista di un vigore inesauribile, e di fattezze vaste e titaniche: la costa del mare con i suoi naufragi, i boschi selvaggi con i loro alberi vivi e marcentisi, la nube carica di tuono...
Pag 384
...Noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (...) L'universo è più vasto di quello che noi vediamo.
Tuttavia, dovremmo guardare più spesso oltre la ringhiera di poppa della nostra nave, come passeggeri curiosi, e bon fare il viaggio come stupidi marinai, intenti a preparare la stoppa. (...)
...io credo che sarebbe un passatempo assai più nobile se andassimo a caccia di noi stessi.
"Volgi il tuo occhio all'interno, e scoprirai
Migliaia di regioni, nel tuo cuore,
Vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto
In cosmografia interiore".
(...)...siate dei Colombo per interi, nuovi continenti e nuovi mondi dentro di voi, aprendo nuovi canali, non di commercio ma di pensiero.
Pag 388
...obbedire al precetto del vecchio filosofo: " Esplorate voi stessi". A metterlo in pratica occorrono vista buona e nervi saldi.
Pag 390
Imparai questo, almeno, dal mio esperimento: che se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni, e cerca di vivere la vita che s'è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. Si lascerà qualcosa alle spalle, passerà un confine invisibile; leggi nuove, universali e più libere cominceranno a stabilirsi dentro e intorno a lui; oppure le leggi vecchie saranno estese interpretate in suo favore in senso più ampio. Così egli vivrà con la licenza di un più alto ordine di esseri. In proporzione a quanto egli semplifica la sua vita, le leggi dell'universo gli appariranno meno complesse, e la solitudine non sarà tale, né la povertà sarà povertà, né la debolezza debolezza. Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non deve andare perduto; è quello il luogo in cui devono essere. Ora il vostro compito è di costruire a quei castelli le fondamenta.
Pag 391
Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. Non occorre che egli maturi nello stesso tempo di un melo o di una quercia. Potrà forse cambiare in estate la sua primavera?
Pag 393
Per quanto misera sia la vostra vita, affrontatela e vivetela; non evitatela, né insultatela. Essa non è cattiva come voi. Sembra poverissima quando voi siete ricchissimi. Un brontolone troverà qualcosa che non va persino in paradiso. Amate la vostra vita, per quanto povera essa sia!
Pag 395-396
Coltivate la povertà come l'erba aromatica di un giardino, come la salvia. Non preoccupatevi troppo per ottenere cose nuove, siano esse abiti o amici. Rivoltateli; e ritornate a loro. Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. Vendete i vostri vestiti e conservate i vostri pensieri, Dio vedrà che non vi manchi la compagnia.
Pag 396
Inoltre, se la povertà restringe la vostra sfera di vita, se per esempio non potete comperarvi libri o giornali, siete solo confinati alle esperienze più significative e vitali(...). La vita più dolce è quella intima. Non dovete essere frivoli. Nessun uomo si perde mai su unlivello più basso, se la sua magnanimità è su un livello più alto. La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre denaro.
Pag 397
domenica 23 luglio 2017
Hounded, by Kevin Hearne
Little bits of wisdom from Hounded by Kevin Hearne...
It had been a long time since I'd felt any desire to truly inflict pain upon another person. I tend to take the long view in dealing with irritating people - as in, I'm going to outlive whoever irritates me, so the problem will eventually go away. I had privately changed "This, too, shall pass" into "You, too, shall die," and it helped me avoid all sorts of conflicts.
P 162
The point is that the universe is exactly the size that your soul can encompass. Some people live in extremely small worlds, and some live in a world of infinite possibility.
P 169
It reminded me that Oberon had magic of his own: he could focus my attention on how perfectly sublime life can be at times. Such moments are ephemeral, and without his guidance I might have missed many of them, working so hard to get somewhere that I would fail to recognize when I had arrived.
P 204
It had been a long time since I'd felt any desire to truly inflict pain upon another person. I tend to take the long view in dealing with irritating people - as in, I'm going to outlive whoever irritates me, so the problem will eventually go away. I had privately changed "This, too, shall pass" into "You, too, shall die," and it helped me avoid all sorts of conflicts.
P 162
The point is that the universe is exactly the size that your soul can encompass. Some people live in extremely small worlds, and some live in a world of infinite possibility.
P 169
It reminded me that Oberon had magic of his own: he could focus my attention on how perfectly sublime life can be at times. Such moments are ephemeral, and without his guidance I might have missed many of them, working so hard to get somewhere that I would fail to recognize when I had arrived.
P 204
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