sabato 29 aprile 2017

1 maggio

- Perché  stiamo a casa il primo maggio?
- Perché  è  la festa dei lavoratori! E per festeggiarla non lavoriamo.
- Anche per noi non c'è la scuola?
- Esatto.
- È  giusto. Anche se non è  un lavoro pagato coi soldi, ma pagato in sapienza, anche noi facciamo una bella fatica a scuola!
- Senza dubbio! Ma l'importante credo sia...come hai detto? La SAPIENZA.
- Eh sì!

mercoledì 1 marzo 2017

Letteratura e vita

Un vecchio post mai pubblicato. Ora riletto e apprezzato.



Perché la letteratura migliora la vita, o almeno contribuisce a renderla meno pesante e più sopportabile.

Quando vango l'orto, penso a Cora di Wild Oats di Pamela Morsi. E mi faccio forza. Con un pensiero positivo, di speranza.

Quando porto l'acqua con i secchi per innaffiare l'orto, penso a Anna dai capelli rossi, e non mi dispero.



Quando sono impegnata nella trasformazione di tutta la frutta sull'orlo della poltiglia in gustose marmellate, penso a La stagione delle conserve.


Quando uso il decespugliatore, poto le piante, pianto chiodi o faccio altri lavori tradizionalmente maschili, penso a Karen Blixen ne La mia Africa. Se ce l'ha fatta lei, io mica ho una piantagione di caffé: posso farcela.


Quando penso all'amore dato e ricevuto, penso a Lezioni di piano di Jane Campion. Lo so che non è un libro.

Quando una lezione mi riesce particolarmente bene, penso a Reuven di Danny l'eletto di Chaim Potok,  e ricordo che cosa significa studiare e insegnare e quale ne è il frutto.

Quando il bambino mi fa delle domande a cui è difficile rispondere, o la cui risposta ti strazia il cuore mentre la dai, penso a La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne.

(continua...)

giovedì 23 febbraio 2017

Le belle frasi della Kenyon


In inglese i romanzi della serie Dark-Hunters di Sherrilyn Kenyon sono molto coinvolgenti e interessanti, ma anche pieni di perle di saggezza.


Ti meriti la felicità. (Acheron a Zarek)

Vorrei ridere, ma non so come fare. (Zarek)



Solo perché puoi, non significa che dovresti. (vari)

Certe volte le cose devono andare male, per poi poter andare bene. (Acheron a Wulf, poi Wulf a tutti gli altri Dark-Hunters)


Ciascuno, solo perché è vivo, merita di essere felice.

Move forward not for hatred not for love, but with purpose.




“Safe. No one ever is. No matter how hard we try. No matter how much we plan and prepare. There will always be an enemy at the door and a storm trying to knock us down. Life's not about security. It's about picking up the pieces after it's all over and carrying on.” (The Guardian)

E per averne una scelta in lingua originale:

http://www.goodreads.com/author/quotes/4430.Sherrilyn_Kenyon




mercoledì 22 febbraio 2017

Anche i miti cadono

Anche i miti cadono, anche le storie più belle crollano nel fango in un mondo in cui a dominare è il commercio, da cui deriva la mercificazione delle storie, anche nel caso di saghe che meriterebbero un po' più di rispetto e di cura.

- Il settimo di Star Wars. Non s'aveva da fare, era chiaro a tutti. L'hanno fatto lo stesso. E l'hanno pure fatto male, che peggio non si poteva. E ora, continuano! Aggiungendo l'essere recidivi. Non c'è più niente da fare.

- Zoolander 2. Il primo film ha fatto ridere una generazione, geniale nella carica ironica con cui affronta un mondo patinato che sembra luccicante e intoccabile. Il secondo film...arriva fuori tempo massimo. I ragazzi di oggi, quando vedono Zoolander, neanche ridono. Non afferrano le battute, non colgono l'ironia, figurarsi il sarcasmo. E ne volevamo avere un numero 2?

- Matrix 2 e 3. Hai fatto un capolavoro? Prenditi dieci anni di pausa, non cercare di emularne il successo! Come scrisse l'ottimo critico del giornale gratuito che prendevo nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Bologna, il primo Matrix fu "gioia per gli occhi e gioia per la mente".
Il secondo e il terzo son polpette involute e farraginose di elementi rimescolati per consentire ulteriori incassi. Deprimenti.

...aggiungere a piacere...






sabato 14 gennaio 2017

Laudato si' e Dalla mia terra alla Terra #4



10. In lui (san Francesco) si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.
(...)
11. ...per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste. Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella».
(...)
Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.
LS 10-11




Di fronte a un così grande disastro, un giorno Lélia mi disse: "Sebastiao, ripianteremo tutto." (...) Abbiamo creato in primo parco nazionale del Brasile su una terra completamente degradata, impegnandoci sul nostro onore a riforestare tutto con specie della foresta locale. (...)
Quando, nel novembre del 1999, alla fine della stagione delle piogge, abbiamo piantato i primi alberi, francamente credevo che non avrebbe attecchito nemmeno un ceppo. Invece, a metà del 2000, avevamo germogli di 70 centimetri. Un arbusto è come un neonato: quando nasce è a tutti gli effetti un essere umano, ha bisogno di ricevere tenerezza, protezione, deve imparare a camminare, ma possiede già tutte le reazioni di un uomo adulto. Per un arbusto è la stessa cosa. A sei mesi, quando misura solo 70 centimetri, ha già tutte le strutture di un albero adulto. Gli insetti vengono ad alimentarsi dei suoi piccoli fiori e quando le sue foglioline cadono, le formiche le afferrano. Insomma è già tutto un universo. Lélia diceva sempre: "Abbiamo una baby foresta", ma era già una foresta. (...)
Ora sono tornati molti animali, persino il giaguaro, il più grande della catena alimentare della foresta. Se è tornato, vuol dire che trova da mangiare e la catena alimentare è quindi completa. Ora la terra è diventata quasi più bella di quando ero bambino e di fronte a questo spettacolo sono rimasto talmente incantato che, nel giro di poco tempo, con Lélia ci siamo detti che dovevamo realizzare un racconto fotografico per mostrare la bellezza del mondo. L'inizio di tutto. Perché ricreando quella foresta stavamo ricreando un ciclo di vita.
(Salgado, pagg. 111-114)









venerdì 13 gennaio 2017

Laudato si' e Dalla mia terra alla Terra #3



8. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente». Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».
9. Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che «significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. E’ un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. E’ liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza». Noi cristiani, inoltre, siamo chiamati ad «accettare il mondo come sacramento di comunione, come modo di condividere con Dio e con il prossimo in una scala globale. E’ nostra umile convinzione che il divino e l’umano si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta». LS 8-9



Durante la realizzazione dei reportage, Lélia mi ha spesso raggiunto nei miei viaggi. Insieme, siamo rimasti tante volte senza fiato di fronte alla maestosità della natura e a tutte le forme di vita che vi regnano, attraverso i milioni di specie che la abitano. Alla fine, la Terra ci ha regalato una magnifica lezione di umanità. Scoprendo il mio pianeta, ho scoperto me stesso e ho capito che tutti noi siamo parte dello stesso insieme - il sistema Terra. (Salgado, pag. 120) 




giovedì 12 gennaio 2017

Laudato si' e Dalla mia terra alla Terra #2



Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli «stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e «tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato».
 Pertanto, la capacità dell’essere umano di trasformare la realtà deve svilupparsi sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio. LS 5





Prima di realizzare Genesi, avevo fotografato solo una specie: gli esseri umani. Invece, nelc rso degli otto anni in cui ho viaggiato attraverso il mondo per questo progetto dedicato alla natura incontaminata, ho imparato a lavorare con le altre specie. Fin dal primo giorno del primo reportage, grazie a quella tartaruga gigantesca, ho capito che per fotografare un animale bisogna amarlo, provare piacere nel guardare la sua bellezza, le sue forme. Bisogna rispettarlo, entrare gradualmente in contatto con lui, preservare il suo spazio e il suo benessere. Con tale consapevolezza ho iniziato a lavorare con gli altri animali come lavoro da sempre con noi umani. (Salgado, pag. 10)






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